ARTE - A cura di Rosa Roselli
Tutti i diritti riservati
A cura di Rosa Roselli

Tutti i diritti riservati


L’ARTISTA VIAGGIATORE.
DA GAUGUIN A KLEE,
DA MATISSE AD ONTANI



(Ravenna, Museo d’Arte
Citta’ di Ravenna)


“Cerco la terra promessa, la più sana che esista, dove la vita materiale
può rinunciare al denaro…” (P. Gauguin)



Paul Klee, Ecco il carro richiesto, 1935


Questa mostra narra il viaggio reale compiuto da venticinque artisti significativi, a partire dalla metà dell’Ottocento ai giorni nostri. Non è solo un viaggio geografico, ma anche uno scavo interiore che l’artista compie nel proprio sé, come si può capire dall’opera di Duchamp, intitolata “Boite en valise”, nella quale Duchamp ha sintetizzato il personale percorso creativo. La mostra inizia con la rappresentazione di un galeone che veleggia verso i continenti extraeuropei, una specie di “bateau ivre” che conclude il suo viaggio nella sala dedicata ad Ontani e ai suoi viaggi in Asia. Sicuramente sono stati moltissimi i pittori che, attratti dall’esotico, da mondi sconosciuti o spinti dal desiderio di trovare una sistemazione ideale in luoghi dove basta poco per soddisfare le proprie necessità materiali, hanno viaggiato per il mondo. Ad esempio l’Africa attira Klee, Macke, Matisse, Kokoschka, mentre Gauguin, Nolde e Pechstein fanno rotta verso le isole dell’Oceano Pacifico. Alle isole Marchesi trovano approdo personaggi inquieti come Jack London, Hermann Melville, Jacques Brel e Gauguin, questi ultimi sepolti nel Cimitero del Calvario di Atuona, sull’isola maggiore di Hva-Oa.
Nel Novecento la pittura di Dubuffet trova origine nel deserto del Sahara, quella di Mathieu in Giappone, mentre il mondo esotico di Mondino o le fotografie di Schifano si realizzano in Tahilandia e di Ontani in India.




Max Pechstein, Natura morta con creazioni etniche, 1918


E’ poi naturale che nel corso del tempo l’interpretazione di “viaggio d’arte” sia mutata. Per Donatello e Brunelleschi in età umanistico-rinascimentale andare a Roma significava disegnare e studiare l’architettura antica; il Grand Tour del tardo Settecento, che aveva come meta l’età classica, era in declino. Tra il XIX e il XX secolo gli artisti si allontanano dall’Europa che non ha più nulla da svelare, per andare alla ricerca di mondi e costumi incontaminati; di luoghi  in cui provare esperienze diverse, lontane dalla normalità per rinnovare e ricostituire la propria creatività. Da queste realtà sconosciute gli artisti ritornano con opere più colorate, legate al folclore, spesso con abbozzi di segni grafici. Poi, nella prima metà del Novecento, a chi giunge in questi luoghi non più sconosciuti, non più così sperduti, risulta evidente che quel mondo, guastato dal colonialismo, sta scomparendo.




P. Gaugin, Due tahitiane, 1899



La mostra è visitabile fino al 21 Giugno 2009.

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