ARTE - A cura di Rosa Roselli
Tutti i diritti riservati
A cura di Rosa Roselli

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GUIDO CAGNACCI. PROTAGONISTA DEL SEICENTO 

TRA CARAVAGGIO E RENI

(Forlì, Museo San Domenico)




G. Cagnacci, Il ratto d’Europa

Guido Cagnacci (Sant’Arcangelo di Romagna 1601 – Vienna 1663), figlio di un messo comunale e conciatore di pelli, soggiorna per esigenze di studio a Bologna e a Roma, ove conosce le opere di Caravaggio, il cui influsso sarà determinante nelle prime pitture sacre, realizzate a Rimini e nelle località circostanti. Nel 1628 Guido, grande estimatore della bellezza femminile, tenta di fuggire con una nobildonna di Rimini che, benché sposata, si era promessa a lui. Il padre lo denuncia all’autorità ecclesiastica e lo disereda, il governatore di Rimini lo bandisce dalla città, clero e borghesia lo emarginano. Guido inizia così a vagabondare per l’Italia: nel 1640 è a Bologna, dove inizia una produzione di quadri “da stanza” in seguito ad un’importantissima committenza; nel 1642 è a Forlì, dove realizza due “quadroni” per la Cappella di Santa Maria del Fuoco nel Duomo: “Gloria dei santi Mercuriale e Valeriano” dagli scorci arditi e dai cieli palpitanti. Nel 1649 è a Venezia e qui è apprezzato per i suoi quadri “da stanza”, pur essendo costretto a vivere sotto falso nome in compagnia della sua modella che, per passare inosservata, si veste da uomo.
E’ a Venezia che incomincia a trattare nei suoi lavori il nudo femminile che gli procura fama e lavoro. Nel 1658 è a Cesenatico e, a partire dal 1660, invitato alla corte di Leopoldo I d’Asburgo, è a Vienna, dove morirà nel 1663. Viene sepolto nell’Augustinerkiche, ma due secoli dopo la chiesa è ristrutturata e i resti mortali di Cagnacci non si sa dove sono finiti.



G. Cagnacci, La morte di Cleopatra, 1660-61, Vienna


Cagnacci vive nel pieno del Seicento, secolo difficile per gli artisti e non sempre compreso nella sua modernità, a partire da Galilei e dalle sue tesi in campo astronomico per giungere a Caravaggio, anche lui osteggiato dalla autorità religiosa per avere dato una visione umana del sacro. Non meraviglia quindi che Cagnacci sia caduto nell’oblio, in quanto non si è capito il dialogo che egli ha saputo intrattenere con gli altri protagonisti della sua epoca, ben destreggiandosi tra il naturalismo caravaggesco e l’idealismo del Reni. Dal primo Cagnacci ha saputo cogliere la capacità di immettere il quotidiano nel tema religioso, senza trascurare  l’aspetto emozionale e sensuale del secondo, così da realizzare in campo artistico un linguaggio colto, aperto anche agli aspetti melodrammatici, soprattutto nella pittura “da stanza”. L’influsso poi della pittura veneziana lo porta a confrontarsi con il tema del nudo femminile che egli risolve in modo eccezionalmente elegante e naturale.
“La modernità di Cagnacci è proprio nell’aver rappresentato l’universo magmatico e tumultuoso delle passioni. Ha saputo esprimere con un’intensità davvero rara la seduzione dell’estasi e insieme la pulsione dell’eros, la fatalità dell’amore che consola e opprime al tempo stesso, a cui nessuno può sottrarsi fin che è in vita. Ne è uno straordinario esempio la celebre “Morte di Cleopatra” di Vienna dove la giovane donna finalmente libera dal giogo delle passioni sorprende per la serenità e la dolcezza del volto. Cagnacci ha interpretato la bellezza sublimata di Guido Reni alla luce del tumulto emozionale di Caravaggio, e sono proprio questi i due poli entro cui si muoverà la sua arte, con esiti di sorprendente originalità” (A. Paolucci).



G. Cagnacci, Allegoria della vita umana, 1650


Tra le figure femminili ritratte da Cagnacci, le predilette sono: Lucrezia, Cleopatra, Europa rapita e la Maddalena penitente, che è la predominante. Splendida è la “Maddalena in estasi” 1626, proveniente dalla Galleria d’Arte antica di Palazzo Barberini (Roma), in cui il pittore rappresenta l’estasi mistica della Maddalena in posa sensuale ed erotica. In mostra poi ce ne sono altre quattro e sono: la “Maddalena penitente” di Caravaggio (Musei Vaticani); la “Maddalena con due angeli” del Guercino; “Maddalena penitente” di Orazio Gentileschi (Fabriano, Ancona) e infine la “Maddalena penitente” di G.Francesco Guerrieri (Fano).
La mostra di Forlì consta di 80 opere tra le quali c’è anche la famosa “Allegoria della vita umana” (Fondazione Cavallini Sgarbi), in cui il pittore ha unito alla celebrazione della bellezza femminile gli emblemi dello scorrere del tempo: teschio, clessidra, le candele accese e la rosa che sta appassendo, per offrire una meditazione sulla caducità della bellezza e delle cose terrene.
In mostra non c’è solo Cagnacci, ma sono presenti anche opere di altri artisti coevi come il Guercino con la sua “Cleopatra morente”, Guido Reni, Caravaggio e i suoi seguaci: Orazio ed Artemisia Gentileschi. Non sono infine stati trascurati gli artisti romagnoli da Giovan Francesco Nagli detto “il Centino”, perché nato a Cento (FE), al cesenate Cristoforo Serra.



G. Cagnacci, Maddalena in estasi, 1626


La mostra è visitabile fino al 20 Giugno 2008.


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